Dopo mesi di attesa per vedere un nuovo grande nome approdare su PS3, Capcom decide che è la volta di Dante sfoderare lame, ebano e avorio e vedere di fare un po' più di chiarezza nell'infernale panorama ludico Sony. Devil May Cry 4 arriva infine l'8 febbraio sugli scaffali dei negozi europei; è giunta l'ora di vedere se l'équipe autrice di Resident Evil saprà rendere onore al demone e all'umano, sostanza e confezione. Se fino ad ora la pigra bestia nera ci ha abituati al fatto che l'una deve quasi sempre escludere l'altra, con Devil May Cry 4 siamo arrivati ad un equilibrio soddisfacente, che sancisce quello che Uncharted aveva promesso. Piccole donne... pardon, sviluppatori, crescono. E cominciano a capire.
NERO, REGINA ROSSA E ROSA BLU
Per differenziare il più possibile questo neonato DMC da una minestra riscaldata, Capcom dà una secca spallata alla chiave di volta che lega tutti i Devil May Cry: il proprietario del Devil May Cry, Dante, il solo ed unico. Il testimone di protagonista passa ad un giovane ragazzo di nome Nero e, con un altro colpetto alla suddetta chiave di volta, Dante finisce nel ruolo di antagonista (giocabile più avanti), o almeno così pare... ma non strappiamoci i capelli per il sacrilegio. Le similitudini tra Nero ed il figlio di Sparda sono tante e tali che non sentiremo la mancanza del cappotto rosso che tanto ben conosciamo, e l'evolversi della vicenda saprà dare spiegazioni esaurienti a questa improvvisa ed inspiegabile novità.
L'inizio della storia ci presenta quindi Nero, membro adottivo dell'Ordine della Spada e amante della bella Kyrie, intento a sconfiggere con straordinaria nonchalance e discreta dose di stile - da sempre fiore all'occhiello di DMC - un gruppo di demoni apparsi in città, mentre si sta recando al sermone nella cappella principale della città di Fortuna. Dante arriverà proprio là dopo poco, fredderà il capo dell'Ordine di cui Nero fa parte con un colpo di pistola ed ingaggerà con il nostro nuovo protagonista il primo combattimento, che sarà in definitiva un tutorial. Dante sembra, com'è ovvio, perfettamente in grado di tenere testa al nostro novellino, ma d'improvviso la sua Rebellion viene fermata dal braccio destro di Nero: il Devil Bringer, che costituisce un'arma (anzi un arm, cioè un braccio appunto) di tutto rispetto, dotato di una potenza tale da prendere Dante e scaraventarlo a terra come una bambola. Grazie ad esso la varietà di combo utilizzabili svaria anche stavolta in maniera ottimamente differenziata, permettendo persino la soddisfazione di allungare la mano, prendere un demone per la testa, scaraventarlo sul pavimento davanti a sé e crivellarlo di colpi con la Blue Rose, un revolver a canna sovrapposta che forse non disporrà della velocità fulminea della raffica di Ebony & Ivory, ma in quanto a potenza non ha da invidiare nulla a nessuno. Per contrapporsi alla Rebellion di Dante, Nero possiede inoltre la Red Queen, una spada dotata dell'Exceed, speciale meccanismo a motore montato da Nero stesso per adattarla alle proprie esigenze. Dopo il combattimento/tutorial, Dante fugge e lascia Nero sulle sue tracce: il ragazzo deve sventare la minaccia che Dante rappresenta per Fortuna, e lo dovrà cercare attraverso livelli colmi di Spaventapasseri, Frost e Mephisto contornati da boss grandi, grossi e piuttosto inferociti.
SMOKIN’ STYLE
Il gameplay non differisce molto dal precedente capitolo, ed è bene così; ad eccezione della gestione della telecamera non sempre soddisfacente, possiamo comunque dire che DMC 4 è largamente all'altezza di ciò che ormai ci si aspetta dalla next-gen, dotato inoltre della giocabilità collaudata e apprezzata nei fortunati predecessori. Un colpo al cerchio e uno alla botte, come si suol dire, che fa di DMC 4 un ottimo titolo, una gemma se non altro importante per rendersi conto che forse non tutto è perduto. Combo semplici da eseguire, immediate e di grande impatto visivo colpiscono l'occhio assieme alla sfacciataggine ammiccante di Nero, che però è effettivamente sostenuta da un'abilità ed uno stile di combattimento magistrali. Le ambientazioni sono differenziate, non contrastanti ed il tema musicale è particolare, tendenzialmente sacra, ma con una spina dorsale di metal nei combattimenti che mette in risalto le esuberanti capacità del protagonista.
Proseguendo con il gioco c'è la possibilità di potenziare se stessi ed il proprio arsenale acquistando le abilità desiderate tramite le Anime Fiere, che si guadagnano di livello in livello a seconda del "voto" e dei punteggi conseguiti e pubblicati poi in rete tramite il PlayStation Network.
IL DIAVOLO VESTE CAPCOM
Dal primo impatto Devil May Cry 4 ci è sembrato un titolo bello da giocare e da vedere, fatto purtroppo non frequente (almeno su PS3) e pur essendo un sequel non vive della rendita del titolo che porta: c'è il giusto impegno da parte degli sviluppatori per portarci un titolo sì conosciuto e atteso, ma in una veste recante molte novità, le giuste variazioni e le sacrosante somiglianze. Possiamo dire che finalmente ci siamo? Proviamo.
Grafica: 8
Sonoro: 8
Giocabilità: 8.5
Longevità: 8.5
--------------------------------------------------------------------------------
Screen del gioco:


